Intraprendere la carriera da Freelance significa anche saper gesitre i propri clienti, e pur sapendo che esistono quelli Cattivi e molto Furbi, dobbiamo ricordarci che il Cliente non ha sempre ragione.

Quante volte vi è capitato di sentire richieste a dir poco imbarazzanti riguardo modifiche, integrazioni o “riflessioni creative” su un progetto?

Capita di rimanere interdetti e pensare: “Ma davvero mi ha chiesto di integrare in un sito e-commerce una donnina tutta gnuda?” – “Forse ho guardato troppa televisione, non può essere.”

Abbiamo tre strategie da scegliere

Quando un cliente ci chiede di apportare una modifica oppure una integrazione a dir poco fantascientifica nel proprio progetto, abbiamo tre semplici strategie da scegliere.

La prima forse più immediata è rifiutare il lavoro, la seconda e di dare sempre ragione, ultima educare il cliente.

Vediamo insieme i vantaggi e svantaggi di queste tre strategie e quale sia la migliore da intraprendere.

1. Rifiutare di fare il lavoro

Questa forse è la scelta più drastica, proprio come mandarlo a quel paese, e nei maggiori dei casi perderemo il cliente, denaro ed eventuale tempo impiegato all’inizio del brief.

Capita infatti a lavori iniziati di ricevere nuove modifiche, integrazioni o idee assurde da aggiungere a un progetto web.

Questa è una fase molto delicata in quanto potrebbero saltare gli step concordati da preventivo e contratto, e perdere molto tempo, oppure l’intero progetto sospendendo i lavori.

Per questi motivi è sempre sconsigliato rifiutarsi categorigamente a una proposta di un cliente sul proprio progetto, anche se assurda, questa verrà presa in considerazione, analizzata e al limite preventivata successivamente a lavori ultimati e non durante.

2. Dare sempre ragione al Cliente

La decisione di dare sempre ragione al Cliente spesso può essere controproducente, se da un lato abbiamo chi dovrà pagarci per il nostro lavoro, dall’altra ci siamo noi che con quel lavoro potenzialmente saremo riconosciuti.

Non sempre fare tutto quello che viene “ordinato” da un cliente può essere vantaggioso, in quanto gli stessi progetti potrebbero portare la nostra firma oppure il nostro nome tramite passa parola.

Capita soprattutto all’inizio, con poca esperienza e quindo poca autorevolezza sugli argomenti, di poter dare troppa corda ai propri clienti, facendoli diventare creativi e strateghi improvvisati.

Pensiamo a un privato che chiama un architetto,  questa figura professionale dovrà avere il compito di decidere determinate scelte per costrutire l’infrastruttura di una ipotetica casa, e non potrà in nessun caso farsi sostituire dal privato.

Come per l’architetto anche per professionalità digitali come può essere il Designer, ci sono determinate regole e nozioni di base per portare a termine un lavoro in modo efficace, senza andare fuori rotta.

3. Educare il Cliente

Ultima strategia forse quella più corretta quanto difficile, è quella di educare il cliente, non mettendosi in modo arrogante come “io su tutto e tu niente”, ma con professionalità e sicurezza sugli strumenti e trend del settore.

Riguardo una determinata integrazione, o presunta idea creativa che non sia in linea con il lavoro svolto e pianificato finora, dovrà essere evidenziata al cliente.

La mossa vincente è proprio quella di mostrare di essere professionisti e allo stesso tempo cortesi senza cadere in baruffe da bar.

Mostriamo al cliente progetti dei competitor, oppure casi di studio che ci possano certificare e verificare quello che stiamo cercando di far capire.

Non parliamo sempre e solo singolarmente, ma cerchiamo di far proiettare il cliente nel nostro mondo, indicando cosa fanno gli altri e cosa facciamo “NOI” come categoria di professionisti.

E tu che tipo di Freelance sei?

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Autore: Giuliano Ambrosio

Creative Strategist e Designer Freelance di Torino, fonda il blog JuliusDesign nel 2007, attualmente collabora con diverse agenzie su tutta Italia con le quali ha avuto modo di lavorare per diversi big brand.